"Sepolture laiche anche all'Ulivo"

Articolo tratto da "il Messaggero", 9 maggio 2009

 

Il caso di Athba Abdul Karim, la fanese di origini irachene che 'difende' il pezzetto di terra in cui è sepolta sua madre Sulafa Al Zahawi, sta smuovendo la coscienza politica e civile della città. Porte aperte rispetto alle sue richieste. Lo dice il sindaco Stefano Aguzzi, lo dice Samuele Mascarin di Sinistra Unita e lo dice anche l'assessore Michele Silvestri (nella foto): c'è un però. "Dobbiamo verificare - afferma Silvestri - se sia possibile una deroga alla normativa nazionale". Sulafa Al Zahawi fu sepolta tre anni fa al cimitero dell'Ulivo, sotto terra come richiede la religione musulmana. Il regolamento cimiteriale prescrive, però, che i resti siano esumati dopo 10 anni (12 al massimo), ridotti e messi in un loculo. Quando sua figlia Athba Abdul Karim l'ha saputo, ha cercato di prevenire una simile soluzione: la sua fede non la permette. Le sue lettere agli uffici comunali non hanno trovato sponde. Prima la richiesta è caduta nel vuoto, poi è arrivata una risposta negativa e tale è rimasta anche dopo l'intervento di una legale. A quel punto Athba Abdul Karim ha provato a cercare solidarietà tra i fanesi. La sua idea è un cimitero laico, dove ogni diversa esigenza religiosa sia rispettata. Da giorni è in contatto con una consigliera comunale a Pescara, di origini tunisine, che si sta battendo per ottenere gli stessi diritti. Oggi riceverà una sua mozione, approvata a larga maggioranza. "Il caso è importante - afferma il sindaco - ed è giusto che la città venga incontro alle esigenze di altre culture e di religioni diverse. Al cimitero dell'Ulivo è già stata individuata un'area per le tumulazioni perenni previste da altre confessioni". Conferma l'assessore Silvestri ("Abbiamo un appalto in corso"), però c'è il problema della normativa nazionale: "Tutta la nostra disponibilità. Se qualcosa si può fare, lo faremo. Intanto ho già incaricato gli uffici di mettersi in contatto con la signora, per invitarla a un confronto in Comune". "La vicenda umana di Athba Abdul Karim - afferma Mascarin - rende evidente, per certi aspetti scandaloso, il paradosso di una città che continua a regolare ogni aspetto della vita pubblica senza considerare che oggi circa il 10 per cento della nostra comunità è composta da cittadine e cittadini di altre confessioni religiose, senza contare poi le tante e i tanti non credenti. Auspicherei, quindi, che qualunque sia la coalizione politica vincente alle prossime elezioni, il Comune si impegni fin d'ora ad attivarsi per un cimitero laico".