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Sergio Staino candidato con Sinistra e Libertà
Intervista a Sergio Staino, 26 aprile 2009
Come stai vivendo queste prime ore da candidato di Sinistra e Libertà?
In modo contraddittorio, come sempre. Da una parte sono contento di poter contribuire al successo di una lista che raccoglie partiti politici a me molto vicini e che considero di importanza fondamentale nel panorama politico italiano. Dall’altra con un po’ di tristezza per le reazioni inaspettate da parte dei miei compagni del PD. E’ vero che fino a questo momento non ci sono dichiarazioni di dirigenti nazionali, e quindi sotto sotto spero ancora che sia un’agitazione che possa limitarsi ai dirigenti locali, cittadini e regionali, del partito.
La tua candidatura sembra voler lanciare un messaggio agli elettori del PD che non andranno a votare o che per disperazione voteranno per Di Pietro. Di che messaggio si tratta?
Proprio questa è la caratteristica che rende ridicola a mio avviso la richiesta di espulsione da parte del PD. Io non chiedo assolutamente ai tanti che hanno deciso di votare PD di cambiare idea e votare la lista di Sinistra e Libertà, io voglio parlare a quelli, che non saranno pochi, che hanno deciso di non votare PD a questa tornata elettorale, perchè delusi dalle ultime vicende che hanno caratterizzato questo partito, in particolare dall’evidente caduta di tensione sui temi riguardanti la laicità dello Stato. A tutti questi che vogliono mandare un segnale di disagio ai vertici del PD io vorrei dire: “non sprecate il vostro voto rifugiandovi nell’assenteismo o spostandovi su una forza sì di opposizione, come l’IdV, che però non ha nessuna matrice legata alla nostra storia di sinistra. Spostatevi invece su un raggruppamento che un domani potrà essere interlocutore valido ed utile con un rinnovato PD. Per questo ho l’impressione di star facendo un lavoro che in prospettiva sarà utile al centro sinistra nella sua complessità e per questo mi sembra stupido rispondermi con un allontanamento dal PD.
Cos’è che vuoi contribuire a cambiare nel PD con la tua candidatura?
Vorrei aiutarlo a ritrovare le ragioni iniziali della sua fondazione, un incontro da formazioni di origine diversa, cattolica e marxista, fondato sul patto di tener fuori dalla porta le personali credenze religiose e ideologie politiche. Non è avvenuto, e una larga parte, la componente cattolica, ha innescato problemi di ordine religioso minando la laicità del partito stesso. Mentre contemporaneamente, in nome dell’unità del partito, anche la componente laica del PD ripiegava troppo spesso su posizioni subalterne al Vaticano. La difesa e la riproposizione della laicità dello stato e conseguentemente di qualunque formazione politica progressista, mi sembra oggi l’obbiettivo principale che abbiamo di fronte.
Hai dichiarato che vuoi aiutare Sinistra e Libertà a raggiungere il 4%. Non pensi che l’introduzione di uno sbarramento per entrare nel Parlamento europeo sia la continuazione dell’idea dell’autosufficienza veltroniana e della rottura con le forze a sinistra del PD?
Personalmente non sono contrario allo sbarramento del 4%. Il problema della frammentazione dei raggruppamenti politici è reale ed è una maledizione che soprattutto la sinistra si porta dietro da sempre. Piuttosto che chiedere la rappresentatività per i piccoli gruppi, bisogna impegnarsi di più per trovare punti di unità, crescere e conquistarsi il diritto di esistenza e di parola. Sono con Sinistra e Libertà perchè ho colto un forte sentimento di unità laica che gettava un seme per superare l’unione dettata dalle contingenze dello sbarramento e trasformarla in una futura entità unitaria. Almeno questo è l’augurio che faccio con la mia candidatura.
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