E adesso, Sinistra Democratica?

Articolo di Gianni Zagato (organizzatore nazionale SD), 6 luglio 2009

 

E noi, noi di Sinistra Democratica, a che punto siamo del viaggio? Un viaggio cominciato dentro i Democratici di Sinistra – sembra un’altra era politica, ma sono passati in fondo solo alcuni anni – per contrastarne la deriva moderata e lo sbocco rapido verso l’evanescente Partito Democratico. Un viaggio proseguito poi come movimento autonomo, nato per costruire una forza politica della sinistra nel nostro Paese e per lavorare ad un nuovo centrosinistra. Ora, dopo questo milione di voti di Sinistra e Libertà, noi a che punto siamo? E’ una domanda che dobbiamo porci, perché il viaggio non è lineare, lo stiamo vedendo. Noi, cosa siamo ora dentro questo viaggio difficile? Sto parlando di quelle donne e di quegli uomini – gruppi dirigenti, militanti, amministratori locali – che nell’azione politica di questo viaggio intrapreso non hanno mai ragionato spinti da egoismo di parte. Non è un vanto, un titolo da esibire, è una realtà delle cose. Abbiamo consapevolmente scelto – non entrando nel Partito Democratico – di non costituirci in un altro, ennesimo partito, ma in un movimento. E movimento siamo fin qui stato, pronto sempre a riversarsi in qualcosa di più grande e unitario da sé, lavorando per questo con insistenza e con tenacia, anche quando – pensiamo a un anno fa, dopo l’evaporazione istantanea della Sinistra Arcobaleno – tutto sembrava convergere contro. Allora, quando da nessuno dei congressi delle formazioni politiche della sinistra venne alcuna spinta unitaria e anzi essi causarono altre rotture e divisioni, fu questo nostro  movimento a ritrovare il baricentro di una spinta verso un nuovo cammino.

Sinistra e Libertà è stata – nelle condizioni date di tempo, di risorse, di amalgama tra soggetti fino a prima distinti – una felice intuizione capace di farsi strada in campagna elettorale e ora si può aprire una prospettiva che, seppur faticosa, ha davanti a sé l’obiettivo di una nuova soggettività politica della sinistra, autonoma e progettuale. Ma da qui, ora, sino al conseguimento di questo obiettivo possibile, noi di Sinistra Democratica cosa siamo? Dobbiamo mettere a fuoco una risposta convincente. Non è una questione di geografia politica o di pura organizzazione quotidiana del nostro movimento. Penso, e temo, che sia qualcosa di più complesso. Sappiamo bene che costruire Sinistra e Libertà, affermarla stabilmente anche come nome e simbolo nelle prossime competizioni elettorali, comporta da parte nostra un rispetto sincero di quel percorso ancora interno che riguarda componenti importanti di quel che è stata sin qui una lista elettorale. Noi siamo movimento, altri sono invece partito. Ma questo non può voler dire che altri stanno, nel corso di questo processo, ben piantati per terra mentre noi finiamo per essere sospesi nell’aria. Ne deriverebbe non tanto un nostro soggettivo indebolimento, bensì più di una battuta d’arresto per il progetto politico in quanto tale.

Ora questo progetto – che chiamiamo il progetto per una nuova sinistra in Italia – ha davanti a sé almeno due direzioni tra le quali è necessario saper scegliere. Quella di un partito subito, con il conseguente azzeramento delle soggettività organizzate che hanno dato vita a Sinistra e Libertà. E quella di un percorso di costruzione che sia capace, innanzitutto con l’iniziativa politica quotidiana, di costruire nei fatti e con i fatti le condizioni politiche, culturali, organizzative di un partito nuovo.

La prima possibilità – il partito subito – risente molto di una spinta dal basso che non possiamo sottovalutare perché riflette il bisogno reale di quel che resta, e non è certo poco, di un popolo che si è sentito troppo a lungo smarrito, disperso, frantumato e che ora vorrebbe, dinanzi al precipitare della crisi e in assenza di vera opposizione, poter contrapporre subito una soggettività politica unica e nuova della sinistra.

La seconda possibilità – il partito da costruire – può risultare ben più strutturata e fondata a condizione che Sinistra e Libertà sia da subito in grado di esprimere quella presenza politica, con metodo di lavoro quotidiano, da superare nei fatti appartenenze ora distinte. Il fattore determinante del tempo ha valore se è tutto impiegato al costruire sul versante del progetto. Diventa viceversa un fattore frenante se utilizzato prevalentemente su calendari interni alle singole soggettività. Così si finirebbe per riperpetuare ciò che già esiste, non con l’andare oltre.

Una terza possibilità potrebbe in effetti farsi strada, ma risulterebbe di certo la meno efficace e anzi la più rischiosa. Perché segnerebbe un terreno stagnante tra un nuovo soggetto proclamato e mai realmente fatto muovere e viceversa lo stabilizzarsi di appartenenze dedite all’estenuante dibattito interno che si protrae di congresso in congresso. Sarebbe per Sinistra e Libertà una scommessa persa pressoché in partenza.

Credo che per dare la spinta giusta al percorso che abbiamo in mente, sia necessario dare più forza politica e organizzata a Sinistra Democratica. Nell’ultimo anno non abbiamo svolto il nostro tesseramento, per dimostrare coi fatti a noi stessi e agli altri soggetti come immediata fosse la nostra disponibilità a costruire le condizioni per un’adesione unica e nuova, quella di un soggetto unitario. Non penso che, visto con lo sguardo a ritroso, sia stato un errore da parte nostra, bensì un atto vero, unilaterale, di volontà unitaria che ci ha mosso. Come non penso sia ora un errore prepararci nei prossimi mesi a tesserare donne e uomini a Sinistra Democratica nelle forme più diffuse e larghe. La forza che come movimento possiamo darci, non è per noi, né viene fatta valere da noi contro altri. E’ stato così in questo breve tempo passato e continuerà ad esserlo. Perché sappiamo che, se esistiamo, esistiamo per qualcosa che sta fuori di noi e che con altri intendiamo costruire di nuovo e insieme. Ma non certo restando a lungo sospesi per aria.