Sinistra Democratica, nulla è già scritto

Articolo di Samuele Mascarin e Lara Ricciatti, 8 novembre 2009

 

La lettera aperta del compagno Mezzetti – a prescindere dall’essere d’accordo o meno con le sue riflessioni e le sue proposte – ha un merito oggettivo: aver esplicitato il disagio profondo - di una larga parte del corpo diffuso di Sinistra Democratica, è bene dirlo -  di fronte alla lenta ma progressiva agonia del progetto di Sinistra e Libertà, evidenziandone in modo spietato ma onesto le criticità passate e presenti.

Nello specifico condividiamo, di quell’intervento e di altri successivi, il richiamo ai limiti che finora hanno caratterizzato il percorso di Sinistra e Libertà, di cui l’appuntamento nazionale di Bagnoli ha espresso emblematicamente la rappresentazione plastica. Ci riferiamo in particolare al ritardo accumulato non tanto e non solo sul piano organizzativo quanto piuttosto su quello politico. Al punto che oggi rischiamo, dopo i Verdi, di perdere anche i Socialisti sulle regole e sulle date, non su eventuali fratture politiche o programmatiche! Ammettiamolo, in questi sei mesi si è parlato piu’ di come comporre un coordinamento piuttosto di quale dovesse essere l’identità e la funzione di un soggetto come SEL. Non che qualcuno non abbia tentato di metterci un po’ di politica, intendiamoci: qualche settimana fa, ad esempio, il compagno Scotto ha provato ad attivare un dibattito sulla collocazione europea di SEL, sottolineando giustamente come l’orientamento verso il Partito del Socialismo Europeo non richiami un problema di carattere ideologico ma di funzione politica del nuovo soggetto. Tuttavia il dibattito che dal livello nazionale si è riflesso sui territori non ha riguardato né questo né altre questioni di particolare respiro, ma quasi esclusivamente date per assemblee e regole per comporre – per quote! – organigrammi...

In questo contesto il progetto di Sinistra e Libertà si è via via logorato fino ad arrivare al punto in cui siamo oggi, ad un mese da un’assemblea che rischia di essere l’ennesimo appuntamento costituente degli ultimi due anni, ma con molta meno partecipazione ed entusiasmo di quelle che l’hanno preceduta (Bagnoli insegna, direi).

Non solo: avvertiamo il rischio che qualcuno voglia ridurre l’intero progetto – che nell’immaginario collettivo ha un nome e un simbolo – a qualcosa di molto piccolo e asfittico che, nel caso, non potrà avere né il nome né il simbolo di SEL. E riteniamo che su questo punto sia opportuno essere chiari, senza infingimenti dialettici.

Da questo punto di vista condividiamo la riflessione del compagno Mezzetti quando rileva, in buona sostanza, che il progetto di una forza unitaria di sinistra quale è SD non è necessariamente alternativo al progetto di una federazione di sinistra piu’ larga e inclusiva di quella singola forza, ma semmai che i due progetti possono essere tra loro complementari. In questo senso è pertinente il richiamo alla Linke tedesca (che dopo quasi dieci anni non è ancora un partito ma un soggetto elettorale di carattere federativo, tanto che formalmente la PDS ancora esiste) ma lo sarebbero anche quelli ad altre esperienze europee come Izquierda Unida in Spagna (che da vent’anni si presenta come una federazione di comunisti, ambientalisti e sinistre autonomiste) o la Sinistra democratica in Polonia (che raccoglie socialisti, post-comunisti, sinistra sindacale,ecc..).

In questa cornice ci pare che sia stata accantonata troppo sbrigativamente la proposta che il compagno Fumagalli, all’ultimo Consiglio nazionale SD, aveva provato a delineare e cioè garantire l’esistenza – almeno nell’immediato – di Sinistra e Libertà come soggetto elettorale fortemente inclusivo che veda però al proprio interno rafforzata una soggettività che possa dare una prima concreta risposta alle aspettative di una parte del nostro elettorato. Insomma, immaginare – come è stato per la costruzione dell’Europa – due velocità di marcia, che possano da un lato non deludere lo sforzo unitario che SD stessa in questi due anni ha cercato costantemente di promuovere, dall’altro lato di salvare buona parte del progetto di Sinistra e Libertà (oltre, cosa non da poco, al nome e al simbolo) e realizzare un soggetto piu’ largo, di carattere federativo, con forze come i Socialisti, i Verdi (i quali, è bene ricordarlo, se SEL avesse assunto da subito le caratteristiche di una federazione sarebbero ancora oggi, con buona probabilità, parte del nostro processo), le associazioni nazionali e locali, le tante liste presentate per le passate elezioni amministrative... e con quello affrontare in modo piu’ competitivo le prossime elezioni regionali.

Perché è bene ricordarlo, tra circa due mesi bisognerà presentare in tredici regioni simbolo, nome e candidati: tutte cose delle quali ad oggi, dopo sei mesi di estenuanti contrattazioni non sulla politica ma su regole e date, non abbiamo in realtà certezza. E crediamo, al tempo stesso, che si possa convenire che sarebbe deleterio e irresponsabile aspettare un altro mese e mezzo e magari scoprire solo il 19 dicembre che SEL come progetto non esiste piu’, che alle regionali non si presenterà quel nome e quel simbolo e che l’unica alternativa sarebbe a quel punto costituire un partitino – ben al di sotto del 1,5-2% che tutti i sondaggi oggi attribuiscono a SEL - senza autosufficienza politica ed elettorale e, quindi, destinato inevitabilmente ad orientarsi verso soffocanti accordi elettorali con Rifondazione Comunista o con il Partito Democratico.

Ora, questo scenario - che giorno dopo giorno si profila all’orizzonte con sempre maggior chiarezza - forse può essere accettabile per chi ormai quotidianamente prospetta sulla stampa le soluzioni elettoralistiche piu’ ardite e spregiudicate, ma non lo può essere per chi in questi due anni ha scelto di investire sulla nascita di una forza autonoma della Sinistra nel nostro Paese e che, per questo, ha scelto di militare nell’unico movimento politico che ha assunto quell’obiettivo in modo coerente: Sinistra Democratica per il Socialismo europeo.

Forse i due anni passati e i tanti errori che, collettivamente, abbiamo commesso percorrendo quella strada ci impediscono oggi di “ripartire da noi”, tuttavia non pensiamo si possa proseguire “prescindendo da noi”.

In altre parole non si può proseguire – qualunque sia il punto d’arrivo, se effettivamente esiste – negando e tradendo le motivazioni profonde, le scelte radicali, le lacerazioni umane e politiche che hanno portato ognuna e ognuno di noi ad aderire a SD e a impegnare ogni nostra energia e risorsa – politica, umana, intellettuale, economica – nelle difficili sfide fin qui affrontate,  quasi sempre perse a livello nazionale e talvolta invece vinte sui territori. In questo senso troviamo quasi offensiva la svalutazione che alcuni fanno della breve ma intensa esperienza di SD, che in questi due anni è stata il cuore e il motore di ogni esperimento unitario a sinistra (Sinistra Arcobaleno, Associazioni per la Sinistra, Sinistra per, Sinistra e Libertà) ed ha rappresentato un fronte d’impegno per tante e tanti.

E se è vero che da qualche parte SD non esiste piu’ – per scelta o per necessità – è pur vero che da altre parti vive e lotta insieme noi! E alle compagne e ai compagni che – udite udite – ci chiedono ogni settimana le tessere SD e alle quali chiediamo invece di fare quelle di SEL, non possiamo permetterci tra un mese e mezzo di dire che quel progetto non esiste piu’ e ciò che resta, nella migliore delle ipotesi, è la somma di un po’ di macerie...

Del resto rimaniamo convinti che i partiti si sciolgono quando hanno raggiunto il loro obiettivo o quando l’hanno fallito clamorosamente: a noi  pare che ad oggi non siamo di fronte, ancora, né al primo né al secondo caso. Ma il tempo stringe ed è ora di fare chiarezza, con una discussione franca e trasparente su quello che vogliamo fare. Diciamo volutamente “vogliamo” e non “possiamo” perché non crediamo che ci sia nulla di già scritto nel nostro futuro, né nel bene né nel male.

Per favore, nessuno ci dica “ormai è tardi”: in questi anni sono nati partiti in un giorno, non capiamo perché noi non si possa adoperare un mese e mezzo per salvare Sinistra e Libertà e fare in modo che quel progetto – per forza elettorale e respiro culturale – rappresenti non la negazione di ciò per cui SD è nata ma la sua naturale e felice realizzazione.